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Abstract '99 del Seminario "Tecnologie al servizio dell'uomo"
Progettazione di abbigliamento per disabiliOgnuno di noi ha indossato almeno una volta il classico pantalone in jeans, tutti noi quindi lo conosciamo abbastanza bene Ma se qualcuno ci venisse a chiedere di parlarne per almeno dieci minuti, noi saremmo in grado di farlo? A volte è molto facile dare per scontato ciò che la quotidianità ci offre, e addirittura si è convinti che le cose semplici non siano modificabili. Partendo da questa considerazione ho "preso in mano" un pantalone in jeans - un oggetto comunissimo, simbolo di dinamicità e di movimento - e ho cercato di adeguarlo alla condizione di chi è seduto su una carrozzina. L'avventura di studio e ricerca iniziò circa cinque anni fa, parlando con dei ragazzi seduti in una carrozzina (amici di mio fratello spina bifida e idrocefalo), i quali mi spiegarono quali erano i loro problemi più comuni: ometto di proposito di parlare di paraplegici, distrofici, tetraplegici ecc., giacché mi resi conto che più o meno le noie erano sempre le stesse, e ciò tra l'altro contribuisce ad accrescere un sano spirito di corporativismo. Guardando al di fuori dell'Italia trovai solamente una ditta Tedesca che con un catalogo offriva tutta una serie di capi d'abbigliamento ma con prezzi molto alti. Si trattava quindi di cercare di rispondere alle esigenze degli "amici di mio fratello", cercando nello stesso tempo di industrializzare il pantalone, in modo tale da ottenere dei prezzi "accessibili". Inizialmente lo chiamavamo abbigliamento specifico per portatori di handicap, ora però ci siamo resi conto che il termine handicap non è esatto, e quindi tutti i nostri prodotti vengono identificati come "abbigliamento per chi è seduto in carrozzina". Direte voi che può sembrare una formalità ma non è così. La maggioranza delle persone che si rivolgono a noi, sono persone che erano sane e che quindi svolgevano una vita normale: la vita e gli eventi li hanno costretti poi a rimanere seduti in una carrozzina. Noi costruiamo anche dei capi su misura, ma il più delle volte la persona necessita solamente di un capo che si adatti a lui/lei solamente perché è seduta. Il nostro centro ricerche fortunatamente può contare sull'aiuto di moltissime persone che ci chiamano, ci danno consigli e suggerimenti, e sono tutti coloro che negli anni sono tornati ad acquistare i nostri capi. Così facendo ci hanno dato lo stimolo per continuare e per ampliare la gamma dei tessuti: praticamente la nostra moda l'hanno fatta loro, e non il contrario. Da un'analisi dei progetti è emerso il concetto di utenza ampliata. Il concetto di utenza ampliata o di "barrier-free design", come viene definito nei documenti dell'Unione Europea, si riferisce al fatto che ogni persona, nell'arco della propria vita, in considerazione delle fasi biologiche, muta nelle sue esigenze e nei suoi bisogni ed è per questo che risulta assurdo parlare di normodotati, nella misura in cui, ciascuno, per le ragioni più svariate, ha bisogni diversi che la progettazione deve soddisfare in un'ottica più ampia possibile. Occorre elaborare prodotti specifici, ma che allo stesso tempo eliminino le barriere fisiche e psicologiche e che si rivolgano all'utenza senza che questa le viva come ausilio ospedaliero.
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