Independent Life Tecnologies Tecnologie per una vita indipendente |
|
|
| Abstract '99 del Seminario "Tecnologie al servizio dell'uomo" | |
| Modelli biomeccanici per la valutazione
dell'abilità motoria residua Un compito motorio si realizza attraverso la composizione di funzioni neuro-muscolo-scheletriche, sotto il controllo del sistema nervoso centrale. Il modo in cui tali funzioni si compongono in termini di temporizzazione e peso relativi e gli obiettivi che vengono perseguiti attraverso tale composizione determinano la strategia motoria adottata da un certo soggetto. Tale strategia motoria viene scelta fra quelle che sono compatibili con i vincoli strutturali e funzionali del sistema neuro-muscolo-scheletrico del soggetto stesso, e in modo da massimizzare l'efficacia del movimento in termini di mantenimento dell'equilibrio e carico generato dai o agente sui tessuti. La strategia motoria è perciò determinata dallo stato funzionale dell'individuo. Di conseguenza, l'analisi delle modalità di esecuzione di un compito motorio appropriatamente selezionato, consentendo l'identificazione della strategia adottata, permette la valutazione del livello di abilità motoria del soggetto coinvolto, e può fornire informazioni relative al nesso causale fra danno e disabilità. Al fine di identificare le strategia motoria nei termini suddetti, l'analisi biomeccanica rappresenta uno strumento privilegiato, in quanto rende disponibili informazioni quantitative, e pertanto oggettive. In questo ambito, la letteratura propone un approccio sperimentale multifattoriale, associato a modelli multi-segmentali del sistema muscolo-scheletrico. Tuttavia, un tale approccio risulta estremamente impegnativo sia per il soggetto coinvolto nella misura che per lo stesso sperimentatore. Per questo motivo, l'analisi biomeccanica non ha ancora trovato una piena applicazione nella pratica clinica. Al contrario, i cosiddetti test di prestazione sono attualmente largamente utilizzati nella pratica clinica, in quanto essi risultano relativamente economici e ben accetti dai pazienti. Tali test risultano tuttavia semi-quantitativi, e in quanto tali suscettibili di interpretazioni soggettive. Inoltre, essi forniscono informazioni insufficienti per l'identificazione della strategia motoria e della causa della limitazione funzionale. Sulla base di queste considerazioni, ci si chiede se sia possibile conciliare, tramite l'analisi biomeccanica, oggettività ed applicabilità nella pratica clinica. Per dare risposta alla summenzionata domanda, nel presente studio è stato introdotto il concetto di "Modello a Ingresso Misurato Minimo" (MIMM). Con questa espressione si intendono designare modelli analitici i quali, ricevendo in ingresso un numero limitato di variabili misurate, siano in grado di restituire, in uscita, variabili biomeccaniche di più diretta interpretazione e leggibilità in termini funzionali rispetto alle variabili misurate di ingresso. In particolare, sono stati sviluppati due MIMM che ricevono in ingresso pressoché unicamente le forze esterne misurate tramite dinamometri. Il primo di tali modelli è non antropomorfo e basato su di una rappresentazione molto semplice della porzione di sistema muscolo-scheletrico coinvolta nel movimento durante l'esecuzione di un certo compito motorio. Quest'ultima viene schematizzata come un pendolo telescopico invertito attuato da tre "motori", uno lineare e associato principalmente alla elevazione del centro di massa, e gli altri due rotatori e responsabili del mantenimento dell'equilibrio nelle direzioni antero-posteriore e medio-laterale (vd. figura). Un tale modello, prendendo in considerazione soltanto la cinematica del, e le azioni dinamiche sul, centro di massa della porzione corporea rappresentata, consente la valutazione dello stato funzionale motorio del soggetto soltanto in termini globali. Per questo motivo, è allo studio un altro MIMM, descritto in un sommario presentato congiuntamente a questo (Bignami e Papa), basato su di una rappresentazione multi-segmentale del sistema muscolo-scheletrico, che permette di stimare la cinematica e la dinamica delle singole articolazioni e quindi di individuare le relazioni causali fra danno e disabilità.
Acknowledgement - Questo lavoro è stato sviluppato nell'ambito di una Tesi di Dottorato e di una Tesi di Laurea supervisionate dal Prof. Aurelio Cappozzo (Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Sassari, 07100 Sassari, Italy). |
|
| Homepage |